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Analisi e Consulenze Ambientali

Archivi Mensili: settembre 2012

Elenco dei soggetti abilitati per l’effettuazione delle verifiche periodiche

Pubblicato il Decreto Dirigenziale del 19 settembre 2012

Con il Decreto del 19 settembre 2012 è stato pubblicato il terzo elenco, di cui al punto 3.7 dell’allegato III del Decreto Interministeriale dell’11 aprile 2011, dei soggetti abilitati per l’effettuazione delle verifiche periodiche di cui all’art.71, comma 11, del Decreto Legislativo n.81/2008 e s.m.i.

Il suddetto elenco sostituisce integralmente il precedente elenco allegato al Decreto Dirigenziale del 30 luglio 2012.

Il suddetto decreto interministeriale è reperibile nel sito Internet del Ministero del lavoro e delle politiche sociali (http://www.lavoro.gov.it/Lavoro) all’interno della sezione “Sicurezza nel lavoro”.

 

ETIKA ambientale sas

Chiara.

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Sostanze pericolose. Valori limite esposizione professionale.

Nuovo Allegato XXXVIII D. Lgs. n. 81/08. Gazzetta Ufficiale n. 208 del 06 settembre 2012

Con il D.M. 6 agosto 2012 “Recepimento della dir. 2009/161/UE della Commissione del 17.12.09 che definisce il Terzo elenco di valori indicativi di esposizione professionale in attuazione della dir. 98/24/CE del Consiglio e che modifica la dir. 2009/39/CE” è stato pubblicato il terzo elenco di valori indicativi di esposizione professionale in attuazione della direttiva 98/24/CE del Consiglio e che modifica la direttiva 2009/39/CE della Commissione Europea.

L’elenco pubblicato nel decreto sostituisce l’Allegato XXXVIII del D.Lgs. 81/08.

Il suddetto decreto interministeriale è reperibile nel sito Internet del Ministero del lavoro e delle politiche sociali (http://www.lavoro.gov.it/Lavoro) all’interno della sezione “Sicurezza nel lavoro”, oppure sulla Gazzetta Ufficiale n. 208 del 06 settembre 2012.

 

ETIKA ambientale sas

Chiara.

D.LGS. 81/08 – FORMAZIONE ED ULTIME NOVITA’

Approvata una circolare per l’applicazione degli accordi sulla formazione con riferimento alle recenti linee interpretative.

Enti bilaterali, repertorio degli organismi paritetici, formazione pregressa, registro delle presenze e attestati di frequenza.

 

Si muove qualcosa.

La REGIONE lOMBARDIA nei giorni scorsi ha approvato la Circolare regionale 17 settembre 2012 – n.7, “Indicazioni in ordine all’applicazione dell’Accordo tra il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, il Ministero della Salute, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, sui corsi di formazione per lo svolgimento diretto da parte del datore di lavoro dei compiti di prevenzione e protezione dai rischi ai sensi dell’art. 34, commi 2 e 3 del d.lgs. 81/08 (rep. Atti n. 223/esr del 21 dicembre 2011) e per la formazione dei lavoratori ai sensi dell’art. 37, comma 2 del d.lgs. 81/08 (rep. Atti n. 221/esr del 21 dicembre 2011)”.

 

La circolare è liberamente scaricabile dal BURL della Regione Lombardia

Serie Ordinaria n. 38 – Giovedì 20 settembre 2012

Le acque meteoriche di dilavamento delle aree esterne

Considerata la delega alle Regioni prevista dall’art. 113, D.Lgs. 152/2006, delle acque meteoriche di dilavamento non si ha una definizione unitaria, dal T.U.A. si desume però una esclusione dalla definizione di “acque reflue industriali” ex art. 74 rubricato – Definizioni – al cui comma 1, lett. h) le definisce : «qualsiasi tipo di acque scaricate da edifici od impianti in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni, diverse dalle acque reflue domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento».

Certa è anche l’inclusione delle stesse alla definizione di “acque reflue urbane” ex art. 74, comma 1, lett. i), qualora «…acque reflue industriali ovvero meteoriche di dilavamento convogliate in reti fognarie, anche separate…», che, nella combinata previsione dell’art. 113, comma 1, lett. b) possono essere sottoposte a «particolari prescrizioni, ivi compresa l’eventuale autorizzazione».

A titolo esemplificativo si riportano alcune definizioni date dalle diverse Regioni di “acque meteoriche di dilavamento”:

Regione Puglia: «Le acque di pioggia che precipitano sull’intera superficie impermeabilizzata scolante afferente allo scarico o all’immissione».

Regione Lombardia: «La parte delle acque di una precipitazione atmosferica che, non assorbita o evaporata, dilava le superfici scolanti».

Regione Umbria: «La parte delle acque di una precipitazione atmosferica che, non assorbita o evaporata, dilava le superfici scolanti».

Le acque meteoriche di dilavamento sono distinte tra acque di prima pioggia e acque di seconda pioggia, la definizione relativa alle acque di prima pioggia varia anch’essa da Regione a Regione, dalle quali se ne estrapolano alcune:

Regione Toscana: Legge Regionale 10 ottobre 2011, n. 50 – Art.2Definizioni lett. g) acque meteoriche di prima pioggia (AMPP): «acque corrispondenti, per ogni evento meteorico, ad una precipitazione di cinque millimetri uniformemente distribuita sull’intera superficie scolante servita dalla rete di drenaggio; ai fini del calcolo delle portate si stabilisce che tale valore si verifichi in quindici minuti; i coefficienti di deflusso si assumono pari ad 1 per le superficie coperte, lastricate od impermeabilizzate ed a 0,3 per quelle permeabili di qualsiasi tipo, escludendo dal computo le superfici coltivate; si considerano eventi meteorici distinti quelli che si succedono a distanza di quarantotto ore».

Regione Veneto: D.G.R. n. 842 del 15/5/ 2012 – Allegato DArt. 6, comma1, lett. d) acque di prima pioggia: «i primi 5 mm di acqua meteorica di dilavamento uniformemente distribuita su tutta la superficie scolante servita dal sistema di collettamento».

Regione Emilia Romagna: D.G.R. 14 febbraio 2005, n. 286 Art. 2 comma V. – Acqua di prima pioggia: «i primi 2,5 – 5 mm. di acqua meteorica di dilavamento uniformemente distribuita su tutta la superficie scolante servita dal sistema di drenaggio.

Per il calcolo delle relative portate si assume che tale valore si verifichi in un periodo di tempo di 15 minuti; i coefficienti di afflusso alla rete si considerano pari ad 1 per le superfici lastricate od impermeabilizzate. Restano escluse dal computo suddetto le superfici eventualmente coltivate».

Come disciplinato dal T.U.A, Art. 113, comma 2: «Le acque meteoriche non disciplinate ai sensi del comma 1 non sono soggette a vincoli o prescrizioni derivanti dalla Parte Terza del presente decreto», ovvero se non esplicitamente disciplinate nei Piani di Tutela delle Acque (P.T.A.) sono escluse dalla normativa sugli scarichi, non sono soggette ad autorizzazione tantomeno sottoposte a prescrizioni.

L’ art. 113, comma 1, D.Lgs. 152/2006, prevede che le Regioni devono disciplinare ed attuare esclusivamente:

« a) Le forme di controllo degli scarichi di acque meteoriche di dilavamento provenienti da reti fognarie separate;

b) I casi in cui può essere richiesto che le immissioni delle acque meteoriche di dilavamento, effettuate tramite altre condotte separate, siano sottoposte a particolari prescrizioni, ivi compresa l’eventuale autorizzazione».

Le acque sottoposte alla disciplina dei sopra richiamati punti a) e b) sono sottoposti alla normativa sugli scarichi, alla stessa stregua degli scarichi industriali.

Al di fuori di queste ipotesi giuridiche, le acque meteoriche di dilavamento e di prima pioggia, sono di principio escluse dalla normativa sugli scarichi.

L’esclusione non è però assoluta, così come previsto dall’art. 113, comma 3, D.Lgs. 152/2006 e confermato dalla giurisprudenza, le acque meteoriche che prima di dilavare le superfici esterne e recapitare nei corpi ricettori vengono (o sono a rischio di venire) a contatto con sostanze e materiali inquinanti ivi depositati o per attività svolte all’aperto nelle dette aree esterne, ricadenti nella lista delle attività “a rischio” definite dalle Regioni attraverso i Piani di Tutela delle Acque o specifici Regolamenti, devono essere sottoposte ad idoneo trattamento previa autorizzazione rilasciata dalla Provincia.

I settori e le attività commerciali, artigianali ed industriali che generalmente sono considerate “a rischio” dai PTA Regionali, e per le quali è necessario preventivamente trattare ed autorizzare le acque di dilavamento delle aree esterne sono:

· Industria petrolifera;

· Industria chimica;

· Impianti di trattamento e rivestimento superficiale dei metalli;

· Stazioni e distribuzione di carburante;

· Autofficine;

· Autocarrozzerie;

· Autolavaggi;

· Impianti di trattamento e rottamazione veicoli;

· Depositi rottami ferrosi e non;

· Depositi rifiuti, centri di raccolta, centri di trattamento e stoccaggio rifiuti.

Diversi Regolamenti Regionali e/o Piani di Tutela delle Acque prevedono esplicite esclusioni dalla normativa sugli scarichi per le acque meteoriche di dilavamento dei piazzali impermeabili destinati ad esclusivo parcheggio o transito di automezzi, ancorché le aree interessate riguardano imprese svolgenti le attività sopra descritte.

Tale esclusione trova giustificazione nella limitata pericolosità, dall’occasionalità di inquinamento, da limitazioni alla superficie (1000 o 2000 m²) adibita a parcheggio automezzi e dalla limitata quantità di sostanze pericolose (costituite principalmente da oli ed idrocarburi) che gli automezzi possono rilasciare sul pavimento e successivamente trasportate dalle acque meteoriche per effetto del dilavamento della superficie impermeabile.

 

A cura di Luca D’Alessandris

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Riprodurre integralmente o parzialmente il presente testo senza citare l’autore e la fonte, è reato ai sensi della Legge 633/1941 s.m.i. con Legge 248/2000.

Terre e rocce da scavo – nuovo decreto da ottobre

Pubblicato sulla G.U. n. 221 del 21/09/2012 il D.M. 10/08/2012, n. 161, recante l’atteso Regolamento di disciplina dell’utilizzo delle terre e rocce da scavo.
Il decreto viene emanato in attuazione dell’art. 49 del D.L. 1/2012.
Ai sensi del D.L. 2/2012, in via transitoria, fino all’entrata in vigore del nuovo decreto (06/10/2012), le matrici materiali di riporto, eventualmente presenti nei terreni e nei suoli gestibili al di fuori della disciplina sui rifiuti, possono essere considerate sottoprodotti.
Ai sensi del nuovo D.M. 161/2012, i materiali di scavo sono il suolo o sottosuolo, con eventuali presenze di riporto, derivanti dalla realizzazione di un’opera, come gli scavi in genere, la perforazione, la trivellazione, la palificazione, ecc. 
I materiali da scavo potranno dunque contenere, sempreché la composizione media dell’intera massa non presenti concentrazioni di inquinanti superiori ai limiti massimi previsti dal regolamento stesso, anche il calcestruzzo, la bentonite ed altri materiali cementizi.